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Pil, spinta da 45 miliardi in tre anni: ecco la doppia mossa del governo sul Recovery Fund

Nella Nadef una crescita extra da 0,9% nel 2021 e da 0,8-0,7% nei 2022 e 2023 Gualtieri: «Investimenti pubblici sopra il 4% del Pil». In pista piani alternativi in caso di bocciature Ue

da "Il  Sole 24 Ore" di Marco Rogari e Gianni Trovati

Gli spazi di deficit aggiuntivo da 1,3 punti di Pil serviranno alla legge di bilancio anche per anticipare gli investimenti poi finanziati dal Recovery Fund, con una sorta di ponte che agirà prima di tutto sul rilancio di Industria 4.0 in versione «plus» e la spinta agli investimenti pubblici. E per evitare i rischi legati alla possibile bocciatura degli interventi che si candidano ai finanziamenti si studia l'idea di preparare «progetti panchina», chiamati a subentrare in caso di stop Ue.
Una doppia mossa, quella studiata dal governo per la manovra, che serve a sostenere una scommessa da 45 miliardi di crescita extra in tre anni: scommessa ambiziosa ma indispensabile per piegare un debito ora al 158% del Pil.


A produrre la crescita aggiuntiva messa in calendario dalla Nadef dovrà essere l'accoppiata di misure espansive e aiuti Ue. In un piano che nel periodo di azione del Recovery Plan punta a portare gli investimenti pubblici sopra il 4% del Pil, cioè a un livello quasi doppio rispetto agli ultimi anni. Lo scatto è misurato dai numeri indicati ieri dal ministro dell'Economia Gualtieri nell'audizione al Senato sulle linee guida del Recovery Plan. Il Pil, come da anticipazioni dei giorni scorsi, dovrebbe crescere secondo il programma del 6% l'anno prossimo, del 3,8% nel 2022 e del 2,5% nel 2023.
Ritmi inediti per la storia recente italiana, che dal 2000 non vede una crescita annuale sopra il 3%. E figli dell'effetto trascinamento del rimbalzo previsto l'anno prossimo, ma anche di un potente effetto espansivo ipotizzato dal governo.

Per misurarlo è sufficiente guardare alla distanza fra la crescita tendenziale, quella «a politiche invariate», e quella programmata grazie alle misure in arrivo: questa forbice, limitata di solito a un paio di decimali, vale 9 decimali l'anno prossimo, 8 quello successivo e 7 nel 2023. In termini cumulati, indica appunto una produzione aggiuntiva vicina ai 45 miliardi in tre anni.

Le previsioni sul debito

Una spinta del genere è necessaria per innescare subito una riduzione del maxi-debito post-Covid, che dal 158% del Pil di quest'anno scenderebbe al 155,6% l'anno prossimo e al 151,5% nel 2023, per tornare secondo Gualtieri «sotto il 130% alla fine del decennio». E la continuità negli anni dell'espansione prevista dal Mef si spiega con gli effetti attribuiti ai fondi di Next Generation Eu, di cui la Nadef indicherà un primo calendario di utilizzo nel 2026. Ma nei primi due anni servirà anche una quota importante di deficit aggiuntivo, l'1,3% del Pil nel 2021 e lo 0,6% nel 2022, rimandando il primo aggiustamento (da 0,4% di Pil) al 2023. Il disavanzo serve prima di tutto a coprire una serie di misure indispensabili, dalla sanità (si parla di 2 miliardi) alla scuola, dalla conferma del taglio del cuneo (altri 2 miliardi) alle decontribuzioni per i nuovi assunti e agli ammortizzatori sociali.

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